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IL CODICE MORSE DELLA VEDOVA
            Il battito del tasto, il silenzio On-Air: Trieste 1944, l'onda spezzata

            Una casa piena di canarini. Una ricetrasmittente alleata nascosta
            in  un  tavolo  a  doppio  fondo.  Una  città  occupata  che  non  può
            permettersi di ascoltare.

            Trieste, settembre 1944. Sotto il tallone di ferro dell’occupazione
            nazista, la città è una fortezza dove anche un respiro può costare
            la vita. Ma al terzo piano di via Ireneo della Croce numero 5, nel
            silenzio di un appartamento apparentemente comune, si nasconde
            la  Missione  Molina:  l’ultimo,  disperato  filo  diretto  tra  la
            Resistenza giuliana e il comando alleato di Brindisi.

            A  gestire  la  radio  c’è  il  giovane  marconista  Enzo  Barzellato,
            protetto  dal  coraggio  monumentale  di  Clementina  Tosi,  una
            vedova  di  sessant’anni  che  alleva  canarini  per  sopravvivere  e
            coprire  con  il  loro  cinguettio  il  ticchettio  del  Morse.  Per  mesi,
            questa  incredibile  alleanza  tra  tecnica  militare  e  audacia  civile
            riesce  a  beffare  i  furgoni  goniometrici  delle  SS,  trasmettendo
            informazioni vitali sui movimenti della flotta tedesca. Laddove la
            tecnologia  dei  cacciatori  di  onde  nazisti  fallisce,  arriverà  però
            l’arma più letale: l'infamia del tradimento del "Gruppo Baldo", che
            porterà al tragico epilogo tra le mura della Risiera di San Sabba.
            Scritto  con  la  sensibilità  e  la  competenza  tecnica  di  un
            radioamatore che conosce il fascino del tasto sotto le dita e il battito
            sincopato  delle  cuffie,  "Il  codice  Morse  della  vedova"  è  un
            romanzo  storico  dal  ritmo  incalzante.  Un  viaggio  teso  e
            commovente  che  dimostra  come  il  battito  ostinato  di  un  tasto
            telegrafico e la scelta consapevole di non voltarsi dall’altra parte
            possano tenere accesa, anche nel buio più fitto, la luce della dignità
            umana.


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