iv3kasGigi Popovič
I RAGAZZI DELLA PIETRA E DELLA BORA Memorie di un'infanzia sul Carso e a Trieste negli anni '50. Un profondo atto di gratitudine impresso nella roccia della memoria. Sullo sfondo di una Trieste sospesa negli anni '50, tra le fatiche del secondo dopoguerra e i fremiti della ricostruzione, si snodano i ricordi d'infanzia dell'autore. Il viaggio comincia sul Carso, all'ombra del Monte Ermada, tra le strade sterrate di Ceroglie e Malchina. Qui, la durezza della pietra, il soffio della bora, le corse dietro i camion militari americani del TRUST e il lavoro nei campi di terra rossa delle doline scandiscono i giorni di un'infanzia libera e assoluta.Il racconto si sposta poi verso la città attraverso i riti della domenica: i viaggi in bicicletta fino a Visogliano e i tragitti a bordo delle storiche carrozze ferroviarie "Centoporte". Emerge così la Trieste popolare delle domeniche a San Giovanni sul tram numero 6, le passeggiate invernali sulle Rive oltre l'ex Idroscalo e il fascino delle gru ad acqua del Molo IV, manovrate dal padre dell'autore. In un perfetto disegno del destino, la meraviglia per il cinema della Stazione Marittima si trasformerà nel lavoro dell'adulto: da manutentore a Capo Turno, chiamato a governare l'energia di media e alta tensione proprio tra le mura di quel Porto Vecchio. [Pulsante: Sfoglia e leggi qui il libro] (Link al tuo Flip PDF)
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