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CAPITOLO 3
L'architettura del monumento e i segreti
dell'accesso
S olido come la roccia carsica e slanciato verso l'infinito del
cielo, il Faro della Vittoria non è soltanto una
fondamentale guida per la navigazione notturna nel
Nord Adriatico. È un’opera d’arte totale, dove l'ingegneria dei
primi del Novecento sposa la scultura monumentale italiana.
Per noi radioamatori, tuttavia, questo gigante rappresenta
anche qualcos'altro: una spettacolare sfida logistica. Operare
dall'interno di una struttura che è a tutti gli effetti un presidio
militare richiede infatti una dose non comune di pazienza,
precisione istituzionale e profondo rispetto per le regole che
governano questo luogo unico.
3.1 Un'opera d'arte tra pietra d'Aurisina e d'Orsera
Osservando il faro dal mare o dalle strade di Trieste, la prima
cosa che salta all'occhio è il netto ed elegante contrasto
cromatico della sua torre. Questa armonia visiva non è
casuale, ma deriva dall'attenta combinazione di due materiali
lapidei tipici dell'architettura e della storia di questa regione:
La sezione inferiore: È interamente rivestita con la
dura pietra di Aurisina. Si tratta di un calcare
compatto ed estremamente resistente, estratto
direttamente dalle cave del Carso triestino. La sua
robustezza garantisce al basamento la forza
necessaria per sopportare il peso dell'intera struttura e
le sferzate della bora.
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