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adriatico),  passando  sotto  il  diretto  controllo  militare  della
            Germania  nazista.  Il  Faro  della  Vittoria,  data  la  sua
            straordinaria  importanza  strategica  e  la  sua  posizione
            dominante sul golfo, divenne un obiettivo militare sensibile.
            Sotto  il  comando  tedesco,  la  struttura  fu  presidiata  e
            presidiata  severamente;  la  sua  lanterna  divenne  uno
            strumento vitale per la difesa costiera e per il monitoraggio
            dei movimenti navali nel Nord Adriatico, mentre i sotterranei
            e  le  gallerie  dell'ex  forte  Kressich  tornarono  a  servire  come
            rifugi e depositi.

            2.3 Gli anni bui dei Radianti Triestini


            Mentre il faro viveva la sua militarizzazione, per i radioamatori
            di  Trieste  —  storicamente  chiamati  con  affetto  e  orgoglio
            "Radianti Triestini" — iniziò il periodo più buio e difficile della
            loro  storia.  Già  con  le  leggi  restrittive  del  regime,  l'attività
            radiantistica era guardata con forte sospetto, ma con l'inizio
            delle ostilità e l'occupazione tedesca, trasmettere divenne un
            crimine punibile con il carcere o la morte. La radiofonia privata
            era considerata una potenziale minaccia  di spionaggio o di
            collegamento con le forze alleate e i movimenti di resistenza.

            I Radianti Triestini ricevettero l'ordine tassativo di smantellare
            le  proprie  stazioni.  Fu  un  momento  doloroso:  molti  furono
            costretti a spegnere definitivamente i filamenti delle proprie
            amate  valvole,  a  staccare  i  fili  delle  antenne  dai  tetti  e  a
            nascondere  i  propri  trasmettitori,  spesso  autocostruiti  con
            immenso sacrificio, sotto le assi del pavimento, nelle cantine
            o nei doppi fondi degli armadi.

            Il  silenzio  scese  nell'etere  triestino,  ma  non  nei  cuori  degli
            appassionati.  Nonostante  i  rischi  enormi,  la  passione  per  la

                                                                   pag. 14
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