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CAPITOLO 2
Il gigante di pietra e la Storia
S
e il 1923 fu l’anno della nascita e della posa delle prime
fondamenta, gli anni successivi trasformarono il Faro
della Vittoria e il sodalizio dei radioamatori triestini in
testimoni diretti delle pagine più intense, tormentate e
complesse del Novecento. Il gigante di pietra, che svettava
imponente sul colle di Gretta, e i "radianti" che operavano
nell'ombra della città, vissero sulla propria pelle i mutamenti
politici, i drammi della guerra e le difficili transizioni del
dopoguerra. Le loro storie, pur muovendosi su binari diversi,
rimasero unite dallo stesso destino di resistenza e rinascita.
2.1 Dal Forte Kressich al progetto Berlam-Mayer
La costruzione del faro fu un’opera monumentale che richiese
quattro anni di duro lavoro, dal 1923 al 1927. Come accennato,
il cantiere sorse sulle strutture del preesistente Forte Kressich,
una massiccia fortezza austro-ungarica costruita a metà
dell'Ottocento. Riutilizzare quel basamento non fu solo una
scelta ingegneristica per sfruttare una solida base militare
sopraelevata, ma un gesto dal forte valore simbolico.
L'architetto Arduino Berlam concepì una struttura slanciata
ed elegante, capace di unire la funzionalità di un faro alla
maestosità di un monumento votivo. Per dare forma e anima
a questo gigante, Berlam chiamò al suo fianco lo scultore
Giovanni Mayer, a cui si devono le imponenti opere
decorative. La fusione tra l'architettura classica e la scultura
celebrativa diede vita a un capolavoro: la pietra bianca
d'Orsera e la dura pietra di Aurisina vennero modellate blocco
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