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disperatamente di catturare i primi deboli segnali che
viaggiavano nell'aria. Dando vita al nostro primo sodalizio,
posero la pietra miliare di quella che oggi è la Sezione ARI di
Trieste "Enrico Davanzo" OdV.
Quei padri fondatori condividevano un ideale puro: superare
le distanze, abbattere i confini e connettere Trieste con il resto
del mondo attraverso la tecnologia più moderna dell'epoca.
Non potevano ancora immaginare che stavano accendendo
una scintilla che avrebbe resistito a guerre, divieti e decenni
di evoluzione tecnologica.
1.2 La posa della prima pietra sul colle di Gretta
Mentre nelle stanze della città i primi radioamatori triestini
accendevano i filamenti delle loro valvole, pochi chilometri
più in là, sul colle di Gretta, il silenzio veniva interrotto dai primi
colpi di piccone. Era il 1923 e prendevano ufficialmente il via i
lavori di scavo e la posa della prima pietra del Faro della
Vittoria.
Il luogo scelto non era affatto casuale: il colle ospitava le
vecchie strutture del Forte Kressich, una fortificazione
austriaca che per decenni aveva dominato il golfo.
Smantellare quel simbolo del passato per far posto a un faro
monumentale aveva un significato politico e ideale
potentissimo per la Trieste dell'epoca. Il progetto, affidato alla
genialità dell'architetto Arduino Berlam, non doveva essere
una semplice torre di segnalazione per i naviganti. Doveva
essere un monumento imponente, una celebrazione del
passaggio della città all'Italia e, soprattutto, un luogo sacro per
commemorare tutti i marinai caduti in mare durante la
Grande Guerra.
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