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CAPITOLO 1
Il destino nel 1923
C
i sono momenti in cui la storia di una città sembra
seguire un disegno preciso, un’invisibile trama di
coincidenze che unisce la materia e lo spirito, la pietra
e l’etere. Per Trieste, uno di questi momenti irripetibili si è
materializzato nel 1923. La città si stava faticosamente
lasciando alle spalle i traumi e le macerie della prima guerra
mondiale. Si respirava un'aria di profondo cambiamento, di
ricostruzione e di slancio verso il futuro. Fu in questo preciso
contesto che, contemporaneamente e senza che l'uno
sapesse dell'altro, nacquero due percorsi destinati a
incrociarsi quasi ottant'anni dopo: la fondazione del primo
nucleo di radioamatori triestini e l'avvio del cantiere di uno dei
monumenti più iconici dell'intero Adriatico.
1.1 La nascita del nostro sodalizio
Nel 1923 la radio era ancora una tecnologia pionieristica,
un'avventura per pochi eletti. Guglielmo Marconi aveva
dimostrato al mondo il potere delle onde elettromagnetiche
solo da pochi decenni, e la radiofonia per come la conosciamo
oggi muoveva i suoi primissimi passi. A Trieste, un gruppo di
appassionati, sperimentatori e visionari della tecnologia
decise che era giunto il momento di unire le forze.
Non si trattava semplicemente di un passatempo, ma di una
vera e propria sfida scientifica e umana. Quei primi "radianti"
si riunivano in laboratori di fortuna, spesso costruendosi da
soli i componenti: avvolgevano bobine a mano, saldavano
circuiti con strumenti rudimentali e cercavano
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