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NOTE STORICHE DELL'AUTORE
Questo volume si configura a tutti gli effetti come un saggio storico
documentale di microstoria tecnico-sociale. Nasce dalla necessità scientifica
di fare chiarezza, in modo rigoroso e indipendente, sul frammentato quadro
associativo e sul complesso regime delle radiocomunicazioni amatoriali nel
Territorio Libero di Trieste (TLT - Zona A) tra il 1943 e il 1954. Attraverso
l’analisi di fonti primarie inedite — registri di stazione militari (Logbook),
carteggi dell'Ufficio Telecomunicazioni del GMA e la storica pubblicazione e
chiarimento a riguardo dell’ARAT sul numero 11 di «Radio Rivista» del
novembre 1954 — l'opera mappa l'eccezionale asimmetria tra le forze
d'occupazione e i civili locali.
La ricerca documenta la coesistenza e la competizione istituzionale tra il
"Gruppo Radianti Triestini" (emanazione dell'ARI storica guidata da Walter
Horn, I1MK) e l'ARAT (Associazione Radio Amatori Triestini), sodalizio
autonomo accreditato direttamente presso il GMA e guidato dall'ufficiale
superiore britannico Major M.H.R. Carragher, capo della Polizia Civile di
stanza in via Fabio Severo 62. Ricostruendo la mappa dei prefissi (MF2, XA,
AG, I1) e il rigido vincolo delle licenze provvisorie mensili, il saggio segue
l'epopea tecnica dell'approvvigionamento del surplus nei caffè di Piazza
Oberdan e nei depositi di Campo Marzio.
Con la magnifica scheda tecnica dell'Mw.C. della Wehrmacht e delle sue
leggendarie valvole RV12P2000, l'archeologia radiotecnica di questo saggio
raggiunge un livello di eccellenza documentale unico. Viene svelato l'inedito
e chirurgico processo di smantellamento con cui i radianti giuliani
cannibalizzavano la sofisticata tecnologia germanica abbandonata in ritirata,
rigenerando chilometri di filo di rame smaltato e i robusti supporti isolanti
in steatite e ceramica, pur di dare forma ai propri trasmettitori e alla rinata
libertà dell'etere.
Legando strettamente le vicende radiotecniche alla topografia urbana
reale — dalla sede dell'AFRS/AFN in via Piccardi, fino al caso giudiziario-
militare "Molina" del 1944 — questa trattazione non vuole essere soltanto
una cronaca di valvole e frequenze, ma un tributo scientifico e umano alla
resilienza di una comunità che ha visto nella radio lo strumento supremo di
espressione e di identità civile.

