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possedevano circuiti supereterodina in grado di sintonizzare le onde corte e
         medie:  i  tedeschi  sigillavano  le  manopole  di  sintonia  o  bloccavano
         fisicamente i condensatori variabili per impedire il libero ascolto di Radio
         Londra o di  Radio  Mosca.  Chi  veniva  sorpreso  a  modificare  i circuiti  per
         aggirare i sigilli rischiava il plotone d'esecuzione.

         L'ordine  segreto  dell'ARI  Nazionale:  il  rogo  dei  registri
         sezionali (1923-1943
         A  Milano,  l’ARI  Nazionale  comprese  immediatamente  la  portata  della
         tragedia  che  stava  per  abbattersi  sui  propri  iscritti.  Con  un  ordine  tanto
         drammatico  quanto  lucido,  i  vertici  dell'associazione  diramarono  una
         direttiva segreta e tassativa a tutti i presidenti delle sezioni locali: "Eliminare
         immediatamente ogni traccia". Nelle stanze dei responsabili della sezione di
         Trieste, l'atmosfera di quei giorni di settembre fu densa di fumo e terrore. Gli
         elenchi dei soci, i registri delle quote, i dati personali, gli indirizzi di residenza
         e persino i vecchi log d'ascolto dei radianti triestini vennero bruciati in fretta
         all'interno delle stufe e dei caminetti domestici. Quelle liste, se fossero cadute
         nelle mani della Gestapo, si sarebbero trasformate in una traccia indelebile
         per perquisizioni a tappeto. Ogni radioamatore, per la sua intrinseca capacità
         di maneggiare l'etere e comunicare oltre i confini del Reich, era un potenziale
         spia per l'intelligence alleata. Distruggere quei fogli significò, letteralmente,
         salvare  la  vita  a  decine  di  OM  triestini,  strappandoli  agli  arresti,  alle
         deportazioni e ai plotoni d'esecuzione.
             Questa  caccia  spietata  spiega  perché  l'ordine  dell'ARI  Nazionale  fu
         eseguito con un rigore radicale. Il prezzo di quella salvezza fu la perdita della
         memoria storica: tutti i documenti ufficiali, i verbali d’assemblea e i registri
         della  sezione  ARI  di  Trieste  dal  1923  (anno  della  sua  prima  gloriosa
         fondazione pionieristica) al 1945 andarono irrimediabilmente persi, bruciati
         nei  camini  per  non  lasciare  impronte.  Solo  pochissimi  e  rari  documenti
         personali,  tessere  associative  sgualcite  o  appunti  tecnici  vennero  salvati,
         custoditi a proprio rischio e pericolo in doppi fondi di cassetti da qualche
         radioamatore triestino. Frammenti di storia rimasti nel buio per decenni,
         finché,  dopo  moltissimi  anni,  qualche  erede  non  li  ha  pazientemente
         rispolverati dalle soffitte.



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