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CAPITOLO 2: Il Caos dei Quaranta Giorni
(Maggio 1945)
1° maggio: l’ingresso della IV Armata jugoslava a Trieste
L
a primavera del 1945 non portò a Trieste la pacificazione, ma
un’accelerazione caotica e violenta della storia. Nei primi mesi
dell'anno, mentre il fronte della Linea Gotica cedeva e le truppe
tedesche della Wehrmacht iniziavano una disperata ritirata verso nord,
l'etere di Trieste divenne un campo di battaglia invisibile, saturo di messaggi
cifrati, ordini militari convulsi e disperati tentativi di collegamento. Per gli
OM triestini, costretti al silenzio da quasi due anni, l'attesa stava per
trasformarsi in un incubo geopolitico. Il 1° maggio 1945, le avanguardie della
IV Armata jugoslava del maresciallo Tito fecero il loro ingresso a Trieste,
precedendo l'insurrezione cittadina dei comitati di liberazione. Ebbe così
inizio il drammatico periodo dei cosiddetti "quaranta giorni", un limbo
temporale in cui la città si trovò sospesa, in un clima di fortissima tensione
diplomatica e strisciante guerra civile che avrebbe anticipato le logiche della
Guerra Fredda globale.
2 maggio: l’avanguardia della 2ª Divisione neozelandese
Il 2 maggio 1945, i reparti corazzati di terra della 2ª Divisione neozelandese,
sotto il comando del generale Bernard Freyberg, varcarono i confini
occidentali della città, attestandosi nella zona del porto e del centro. Trieste
si trovò formalmente divisa tra due poteri militari occupanti. In questo
scenario di totale anarchia amministrativa e incertezza sul futuro dei confini,
la gestione dello spettro radioelettrico cittadino divenne una priorità assoluta
per le forze di sicurezza. Per i civili e i radioamatori locali, le speranze di una
rapida ripresa delle trasmissioni, sollecitate dalla fine del giogo nazista,
vennero immediatamente congelate. Le autorità jugoslave e i comandi alleati
anglo-americani imposero un regime di censura e blocco radio militare
ancora più rigido.
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