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Lo spettro radio come arma tattica: la censura e l'uso di
         Radio a Trieste

         Le  frequenze  radio  erano  considerate  risorse  strategiche  di  vitale
         importanza. I partigiani jugoslavi occuparono rapidamente le infrastrutture
         di  trasmissione  locali,  tra  cui  la  stazione  radiofonica  di  Radio  Trieste,
         utilizzandola per diffondere proclami e direttive alla popolazione in lingua
         italiana e slovena. Ogni emissione privata non autorizzata veniva considerata
         dalle pattuglie di sorveglianza militare come un atto ostile di spionaggio, un
         tentativo di sabotaggio delle linee di comunicazione tattiche o un segnale
         d'intesa per i cecchini tedeschi che ancora resistevano isolati in alcuni punti
         della città, come il Castello di San Giusto o i sotterranei del Tribunale. Le
         trasmissioni  ufficiali  venivano  rigidamente  censurate  per  controllare
         capillarmente l'informazione pubblica.

         Il presidio delle onde corte e il blocco delle trasmissioni
         private
         Per  un  radiante  triestino,  accendere  anche  solo  un  piccolo  oscillatore
         autocostruito  in  quei  quaranta  giorni  significava  rischiare  l'arresto
         immediato da parte della polizia militare jugoslava (l'OZNA) o il fermo di
         sicurezza da parte delle pattuglie neozelandesi. Le strade di Trieste erano
         pattugliate da mezzi militari muniti di apparati di comunicazione campale
         come le potenti stazioni mobili americane SCR-299 e SCR-399, montate su
         pesanti  autocarri,  i  cui  operatori  monitoravano  costantemente  lo  spettro
         delle onde corte per proteggere i canali di collegamento tra il comando di
         Freyberg e il quartier generale alleato di Caserta.

             Il silenzio imposto ai radioamatori triestini nel maggio del 1945 non era
         più  il  "silenzio di  morte"  del  regime nazista, ma  un  silenzio  dettato  dalla
         prudenza e dalla pura sopravvivenza politica. Nelle loro stanze, gli OM locali
         continuavano ad ascoltare di nascosto l'etere internazionale tramite i pochi
         ricevitori scampati alle razzie, sintonizzandosi sui frenetici scambi di traffico
         militare.  Sapevano  che  la  guerra  stava  finendo  sul  fronte  europeo,  ma
         capivano anche che la battaglia per il controllo di Trieste e del suo prezioso
         etere era appena cominciata. Le antenne dovettero rimanere nascoste ancora
         a  lungo  sotto  le  tegole  dei  tetti,  in  attesa  che  la  tempesta  geopolitica  dei
         quaranta giorni lasciaste il posto a una nuova stabilità.
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