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La scomparsa dello "shack": valvole e quarzi occulti
Mentre i documenti ufficiali diventavano cenere, nelle case dei radioamatori
della futura Sezione di Trieste iniziò una febbrile e silenziosa attività
notturna. Lo shack, lo spazio sacro della stazione, dovette sparire. Sotto la
minaccia dei pattugliamenti della polizia tedesca, i radianti triestini
iniziarono a smantellare i propri apparati. Le preziose valvole termioniche
vennero avvolte in stracci di lana e nascoste nelle intercapedini dei doppi
muri delle vecchie case austo-ungariche; i pesanti trasformatori
d'alimentazione furono calati nelle cantine più buie sotto cumuli di carbone;
i delicati cristalli di quarzo vennero occultati nei vasi di fiori sui balconi o
seppelliti nei giardini della periferia, da Servola a San Giovanni.
I radiogoniometri della Wehrmacht e il caso "Molina"
Nelle strade del centro di Trieste, da Piazza Oberdan fino ai vicoli di San
Giacomo, l'ansia dei civili divenne palpabile con la comparsa dei temuti
furgoni radiogoniometrici della Wehrmacht e dell'Abwehr. Mezzi camuffati
da normali veicoli commerciali giravano lentamente per la città, sormontati
da grandi antenne a telaio rotante, pronte a captare anche la più debole
emissione di un oscillatore locale o di una trasmissione clandestina.
Fig. 1.1 – Trieste, 1944: un furgone della Wehrmacht equipaggiato con
radiogoniometro pattuglia le vie cittadine. L'automezzo tedesco era utilizzato per
intercettare le trasmissioni radio clandestine.
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