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istituì il prefisso speciale XA ('X' per stazioni di campo, 'A' per forze alleate),
strutturando una severa griglia di frequenze e potenze massime (dai 10W sui
160 metri fino ai 150W sui 20 e 40 metri in modi CW e AM) e impiegando
trasmettitori BC-610 (della Hallicrafters), e ricevitori SX-28, l'Hammarlund
(della serie HQ) o il robusto BC-312. Laddove la catena di distribuzione
militare non arrivava, gli operatori alleati più esperti non disdegnavano
l'autocostruzione, assemblando apparati con componenti sfusi reperiti nei
magazzini di reparto.
Le stazioni XA non furono un'esclusiva triestina, ma operarono
capillarmente fino al 1947 in tutte le aree del teatro europeo e mediterraneo
in cui vi era una forte presenza di comandi e truppe alleate: dall'Austria alla
Corsica, passando per l'Egitto, la Libia, la Grecia, il Dodecaneso, la Sardegna,
il resto d'Italia e la stessa Inghilterra, oltre ovviamente a consolidarsi nella
piazzaforte di Trieste. Tra i nominativi d'epoca più celebri e ricercati dai
collezionisti internazionali si ricordano sigle come XACY, XADD, XAEG,
XAEK, XAFG, XAFQ, XAGB, XAKM, XAMC.
Un'entità giuridica nativa: il dialogo indipendente col GMA
Il panorama associativo
giuliano andò incontro a una
profonda frammentazione sul
finire degli anni Quaranta,
specchio delle divisioni
politiche e delle spinte
autonomistiche che
attraversavano il Territorio
Libero di Trieste. In netta contrapposizione alla linea istituzionale del
Gruppo Radianti Triestini legato all'ARI nazionale, l'ARAT si propose alla
città e alla comunità internazionale come un'entità giuridica nativa,
autonoma e indipendente del TLT. Scegliendo di non allinearsi alle direttive
nazionali provenienti da Milano e da Roma, i fondatori dell'ARAT si
accreditarono direttamente ed esclusivamente presso gli uffici delle
telecomunicazioni del Governo Militare Alleato. L'obiettivo era garantire ai
propri iscritti il diritto di operare e ottenere le autorizzazioni all'ascolto e alla
futura trasmissione interloquendo direttamente con la potenza occupante,
senza passare sotto l'egida o il controllo burocratico dello Stato italiano.
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