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Il filo conduttore di questa storia, in fondo, è un disegno perfetto
del destino. Quella Stazione Marittima che d'inverno mi accoglieva
bambino, stringendo la mano forte di mio papà nel buio del
cinema, è diventata molti anni dopo il luogo del mio lavoro da
adulto nel Porto di Trieste. Camminare da professionista in quegli
stessi corridoi, sentendo ancora l'eco delle risate di un tempo, mi
ha fatto capire che il cerchio della vita si era chiuso splendidamente.
Oggi le strade del Carso sono asfaltate, le Jeep del TRUST sono
reperti storici e le carrozze "Centoporte" non fischiano più. Ma
ogni volta che salgo sull'autobus della linea 44 e guardo il golfo
aprirsi all'altezza di Contovello, sento che nulla è andato perduto.
Finché quel bambino con i sandali consumati continuerà a correre
dentro di me, la nostra storia rimarrà viva. Ed è a chi cerca la
bellezza delle cose semplici che affido queste memorie.
Luigi "Gigi" Popovič
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