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giovani, lontani migliaia di chilometri da casa, che a Trieste
avevano portato un pezzo del loro mondo: in città i locali
suonavano il jazz e il boogie-woogie, i soldati bevevano grappa 'n' soda
e nei dopolavoro comparivano i primi juke-box. Trieste, prima del
resto d'Italia, stava vivendo in anteprima il suo sogno americano.
Per noi bambini, però, quel sogno si materializzava quando i soldati
allungavano le braccia dai camion in corsa, lanciando tavolette di
cioccolata Hershey's avvolte nella carta stagnola o piccoli pacchetti
colorati di gomma da masticare alla menta. Per noi, cresciuti tra le
fatiche del dopoguerra e i sacrifici fatti a casa con mamma Marta,
quei sapori erano pura magia straniera. Ci sedevamo all'ombra dei
cespugli di scotano, con le dita nere di terra e la bocca che sapeva
di zucchero e cannella, sentendoci i bambini più ricchi e felici del
mondo.
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