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Capitolo 4:
Il pascolo e lo stadio di pietra
I
l pomeriggio portava con sé il dovere del pascolo.
Spingevamo il bestiame verso le zone d'erba più fresca e
verde. Le mucche camminavano lente lungo i sentieri, mentre
nonna Maria si raccomandava ad alta voce di stare attenti a non
farle disperdere. Il suono ritmico, ipnotico e metallico dei
campanacci riempiva il silenzio solenne del Carso.
Ma una volta posizionate le mucche nei prati recintati, il dovere si
trasformava immediatamente in gioco. La nostra fantasia non
aveva confini: bastavano quattro pietre calcaree appoggiate sul
terreno per fare le porte, e quei prati carsici si trasformavano nello
stadio più bello e importante del mondo. Con gli amici d'infanzia
giocavamo a calcio per ore, correndo senza sosta e ignorando i
graffi profondi sulle ginocchia causati dalla pietra viva che spuntava
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