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Capitolo 6: Il fischio del "Centoporte"
            S
                   alutata  la  levatrice  e  lasciate  le  biciclette  nel  cortile,
                   camminavamo  a  passo  svelto  verso  la  vicina  stazione
                   ferroviaria  di  Visogliano.  L'attesa  sulla  banchina  durava
            sempre  pochi  minuti,  ma  per  me  erano  istanti  carichi  di
            un’elettricità speciale. Avevo gli occhi fissi verso la curva da cui
            provenivano i binari da Duino, aspettando il segnale.
























            Poi, finalmente, un fischio acuto e prolungato squarciava il silenzio
            del Carso. L'accelerato diretto a Trieste stava arrivando. A volte, a
            trainare  il  convoglio  c’era  ancora  una  vecchia  e  maestosa
            locomotiva a vapore, che entrava in stazione sbuffando nuvole di
            fumo grigio e lasciando nell'aria quel tipico odore acre di carbone
            e  olio  bruciato.  Molto  spesso,  però,  comparivano  già  le  più
            moderne motrici elettriche, silenziose e veloci, che annunciavano
            il progresso e la modernità che avanzavano lungo la linea. Ma a
            prescindere dal motore in testa, la vera magia per me cominciava

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