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salire sul rimorchio, la vettura agganciata dietro. Mi piaceva da
matti sentire il movimento vivo del mezzo, le oscillazioni e quel
senso di instabilità che lo faceva sembrare una giostra. Al mio papà
Roberto, invece, quell'idea non andava proprio a genio! Scuoteva
la testa e diceva sempre che lì dietro si sbatteva troppo, preferendo
la stabilità della vettura motrice. Alla fine, tra un sorriso e un
brontolio affettuoso, riuscivo spesso a convincerlo, e viaggiare sul
rimorchio guardando Trieste scorrere fuori dal finestrino diventava
il nostro rito in movimento.
San Giovanni ci accoglieva così, come un rione vivo, popolare, un
cuore pulsante di storie. La nostra prima tappa erano spesso i
collegi del quartiere, luoghi in cui mio padre lavorava e dove
godeva di una stima profonda. Vederlo muoversi in quegli spazi,
salutato con rispetto e affetto da colleghi e ragazzi, mi riempiva
d'orgoglio.
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