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navi passeggeri ormeggiate a ridosso del monumentale Molo
Audace che si allungava come un dito di pietra nel cuore del golfo.
Il culmine di quel tragitto era l'attraversamento di Piazza Unità
d'Italia. Entrarvi a piedi significava sentirsi improvvisamente
piccoli e, allo stesso tempo, parte di qualcosa di grandioso.
Camminavo con il naso all'insù, incantato da quell'immenso salotto
affacciato sulle onde, circondato da palazzi maestosi che
sembravano quinte teatrali. Papà mi indicava le facciate, facendomi
notare quel mix unico e affascinante di stili che raccontava la storia
della città: l'eleganza rigorosa del neoclassico, la monumentalità
dell'eclettico e i dettagli floreali e sinuosi del liberty. Era una lezione
di bellezza che assorbivo passo dopo passo.
Superata la piazza, la mole della Stazione Marittima ci appariva
davanti in tutta la sua imponenza architettonica. Avvicinandoci
all'ingresso, ci si paravano dinanzi quelle due grandissime
scalinate di marmo che salivano maestose verso l'accesso
principale, conferendo all'edificio l'aspetto di un vero palazzo sul
mare. Saliti quei gradini bianchi, attraversavamo i grandi saloni
d'ingresso, spazi immensi e luminosi che profumavano di storia e
di grandi viaggi, prima di entrare finalmente nella sala del cinema
del dopolavoro CRAL dei Magazzini Generali.
Ci sedevamo sulle poltroncine nel buio della sala, con il cuore che
batteva forte per l'attesa. Su quel grande schermo prendevano vita
storie incredibili che arrivavano da oltreoceano. Non esistevano
ancora i cartoni animati giapponesi; la nostra gioia pura erano i
dispetti infiniti tra Tom e Jerry e le sventure esilaranti di Paperino.
Per un paio d'ore, le fatiche della settimana, i sacrifici del
dopoguerra e la polvere del Carso svanivano completamente,
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