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PARTE IV – IL CERCHIO


            DELLA VITA


            Capitolo 9: Dalla linea 44 al Golfo
            G        li anni volano via veloci, con la stessa forza della bora che

                     pulisce il cielo e spazza l'altopiano. I sandali consumati
                     dell'infanzia lasciano il posto alle scarpe della maturità, e
            le vecchie strade bianche cedono il passo al cemento. Eppure, ci
            sono gesti quotidiani capaci di annullare il tempo in un istante. Per
            me, quel gesto è salire a bordo dell'autobus della linea 44.

            Prendere la 44 non significa semplicemente spostarsi da un punto
            A a un punto B; significa intraprendere un viaggio dell'anima, un
            rito di transizione tra la roccia e il mare. Prima di puntare decisa
            verso il capolinea di Trieste, infatti, la 44 compie un tragitto lungo,
            sinuoso  e  profondamente  evocativo.  È  un  vero  e  proprio  giro
            panoramico che attraversa il cuore del Carso, addentrandosi tra i
            paesi di pietra, costeggiando le doline e sfiorando quei boschi di
            scotano e querce che hanno fatto da scenario ai nostri giochi da
            bambini.

            Mentre l'autobus avanza borbottando lungo le curve dell'altopiano,
            dai  finestrini  scorre  la  pellicola  della  mia  giovinezza.  Ad  ogni
            incrocio stradale, il viaggio si tinge dei simboli più veri della nostra
            terra: proprio lì, accanto ai cartelli con le indicazioni dei paesi, si
            intravedono le celebri "frasche" delle osmizze. Quei rami appesi
            lungo la strada, con la freccia di legno che indica la via verso una
            casa contadina, sono l'emblema tipico dell'accoglienza carsolina, il


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