Page 33 - Microsoft Word - I ragazzi della Pietra e della Bora_lavoro_.docx
P. 33

Capitolo 10: L'eco nelle centrali e nelle cabine
            del Porto

            Q       uando la linea 44 terminava la sua discesa panoramica e

                    apriva le porte al capolinea di Trieste, l'aria della città mi
                    avvolgeva con la sua energia dinamica. Ma per me, il vero
            traguardo non era una via qualunque del centro. Il mio destino mi
            aspettava sul ciglio del mare, in quel Porto di Trieste che per tre
            generazioni era stato il motore, il sostentamento e l'orgoglio di tutta
            la mia famiglia.

            Entrare a lavorare in porto è stato come raccogliere un testimone
            invisibile, un'eredità di fatica e dedizione passata di mano in mano.
            I moli, che da bambino vedevo solo la domenica, sono diventati il
            teatro della mia vita professionale. Ho iniziato la mia carriera sul
            campo, lavorando come manutentore delle gru elettriche: quelle
            grandi  strutture  d'acciaio  che  sollevavano  le  merci  e  che
            richiedevano una cura costante e una conoscenza profonda di ogni
            singolo circuito.

            La dedizione e l'esperienza mi hanno poi portato a diventare Capo
            Turno, un ruolo di grande responsabilità che ha allargato i miei
            orizzonti operativi. In quelle vesti, il mio compito era quello di
            sorvegliare  la  sicurezza  energetica  del  porto,  intervenendo
            direttamente  per  eseguire  le  delicate  manovre  di  media  e  alta
            tensione sia nelle centrali elettriche principali sia nelle varie cabine
            di trasformazione dislocate lungo i moli. E tra queste, in un disegno
            perfetto che solo il destino sa tracciare, c'era anche la cabina della
            Stazione Marittima.



                                          33
   28   29   30   31   32   33   34   35   36   37