Page 34 - Microsoft Word - I ragazzi della Pietra e della Bora_lavoro_.docx
P. 34
Le manovre all'interno della cabina della Stazione Marittima non
erano una routine tranquilla. Richiedevano la mia presenza
soprattutto in due occasioni critiche: durante i complessi
interventi di manutenzione degli impianti o, peggio, nel bel
mezzo di violenti temporali. Quando i fulmini squarciavano il
cielo del golfo e minacciavano le linee, o quando i guasti causati dal
maltempo rischiavano di far piombare la struttura nel buio,
bisognava agire in fretta. Isolare le sezioni danneggiate, fare i rinvii
di corrente e ridare tensione ai quadri elettrici in condizioni di
emergenza richiedeva nervi saldi e una concentrazione assoluta.
Gestire quella forza invisibile mentre fuori infuriava la tempesta
faceva parte del dovere.
Eppure, proprio lì, a pochi metri dai dispositivi ad alta tensione
della Stazione Marittima, un tempo si sviluppavano i corridoi e i
saloni del dopolavoro dei Magazzini Generali.
Ogni volta che entravo in quella cabina per un'ispezione, per un
turno di manutenzione o dopo che un fulmine aveva fatto scattare
le protezioni, non potevo fare a meno di sentire un brivido
profondo lungo la schiena. A manovre concluse, sotto il ronzio
costante dei trasformatori che tornavano a regime, mi bastava
chiudere gli occhi per un istante e la magia si compiva di nuovo.
Sotto la mia divisa da Capo Turno, mi sembrava quasi di sentire
l’eco lontana delle risate di quel bambino di Ceroglie. Mi rivedevo
lì, seduto nel buio fitto delle domeniche d'inverno accanto a papà
Roberto, con le mani che sapevano ancora di cioccolata americana
e gli occhi spalancati davanti a quella luce che sul grande schermo
dava vita a Paperino e a Tom e Jerry.
34

