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Mentre camminavamo, papà mi stringeva la mano e mi indicava
con orgoglio lo spettacolo del porto in azione. Volgevamo lo
sguardo verso il vicino Molo IV, dove le imponenti gru
idrauliche ad acqua si muovevano con precisione geometrica
sopra i ponti delle navi ormeggiate, caricando e scaricando merci
in un ritmo incessante. Nel farmelo notare, la voce di mio padre si
faceva più fiera: anche lui lavorava su quelle gigantesche gru
alimentate ad acqua, domando la pressione idraulica che arrivava
dalla Centrale per governare i carichi sospesi. Restavo a guardarle
a bocca aperta, incantato dal loro vigore d'acciaio e dal lavoro di
mio papà, senza poter minimamente immaginare il disegno
incredibile che il destino stava preparando per me: circa diciotto
anni più tardi, sarei stato proprio io a salire su quelle stesse gru del
Molo IV, ereditando le sue stesse mansioni e stringendo tra le mani
le medesime leve di comando per manovrarle.
Continuando la nostra passeggiata, i miei occhi di bambino
venivano catturati da altre meraviglie: guardavamo affascinati le
piccole e scattanti barche in legno degli ormeggiatori e le grandi
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