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La sfida della Bora: contrappesi e statiche atmosferiche
Una volta accese le radio, gli OM di Trieste dovettero affrontare la natura
stessa della loro città, ingaggiando una battaglia quotidiana contro la Bora.
Quando il vento superava i 100 chilometri orari, le grandi antenne a dipolo
tese tra i camini dei palazzi rischiavano di strapparsi, trascinando giù i
cornicioni. I radioamatori triestini inventarono così un sistema ingegnoso: il
filo di rame dell'antenna non veniva fissato rigidamente sul tetto, ma veniva
fatto passare attraverso una carrucola e terminava all'interno del cortile
interno del palazzo con un contrappeso pesante (spesso un vecchio ferro da
stiro o un mattone). Sotto le raffiche della Bora, il mattone saliva e scendeva
liberamente, assecondando le oscillazioni del palazzo e la pressione del
vento, salvando l'antenna e la stazione.
Allo stesso modo, la Bora secca accumulava sui fili aerei una quantità
spaventosa di elettricità statica. Nelle cuffie degli operatori il rumore di
fondo (QRN) friggeva letteralmente, e piccoli archi voltaici scoccavano tra i
contatti dei commutatori. Le linee di discesa del segnale, realizzate
artigianalmente a forma di "scaletta" con fili paralleli e distanziatori di legno
paraffinato o bachelite, oscillavano paurosamente nel vento, modificando
continuamente l'impedenza della linea e costringendo l'operatore a
correggere febbrilmente l'accordo del trasmettitore per non bruciare le
preziose valvole finali.
Il contrasto oltre confine: la Zona B e la VUJA
Mentre nella Zona A la radio era sinonimo di libertà ritrovata e ingegno
privato, lo sguardo degli OM triestini si volgeva spesso oltre i colli di Muggia,
verso la Zona B sotto l'amministrazione militare jugoslava (VUJA). Lì la
realtà era diametralmente opposta. Non esisteva il radioamatore singolo che
trasmetteva dal proprio shack di casa. L'attività era interamente controllata
dallo Stato attraverso i Radio Club collettivi affiliati alla federazione
jugoslava. Le stazioni utilizzavano il prefisso YU e operavano sotto lo stretto
controllo dei commissari politici. Per un appassionato della Zona B,
possedere componenti sfusi o un trasmettitore non denunciato significava
essere accusati di spionaggio a favore delle potenze occidentali, una colpa che
apriva le porte a durissime detenzioni.
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