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La transizione pacifica: il confluire dei soci dell'ARAT nella
Sezione ARI
Non sussistendo più lo status politico di territorio separato e internazionale
che aveva originato e alimentato l'esistenza dell'ARAT come sigla
indipendente, i leader e i soci del sodalizio agirono con profondo spirito di
corpo e immenso amore per l'attività radiantistica. Evitando sterili e dannosi
scontri legali o rivendicazioni associative, gli operatori dell'ARAT scelsero la
via dell'unità: confluirono in modo pacifico, spontaneo e unitario all'interno
della storica e ricostituita Sezione ARI di Trieste. Questo passaggio storico
sancì la fine dell'autonomia istituzionale dell'ARAT, ma ne preservò per
sempre l'eredità tecnica e la memoria documentale.
L'eredità preservata nel nome di Enrico Davanzo (I1DVO)
Quell'immenso patrimonio di conoscenze sul surplus, di ore passate a
discutere nei caffè di Piazza Oberdan e di battaglie burocratiche per i rinnovi
mensili fluì direttamente nel grande alveo del radiantismo nazionale italiano.
Quella stessa sezione unificata, che riunì gli uomini del Gruppo Radianti e
dell'ARAT, è oggi fieramente intitolata alla memoria di un altro gigante di
quell'epoca pionieristica: Enrico Davanzo, I1DVO. Speleologo esperto,
radioamatore d'élite e pioniere del soccorso in grotta, Davanzo incarnò la
perfetta sintesi tra l'ingegno tecnico e il servizio civile. L'eredità dell'ARAT e
della presidenza Carragher vive ancora oggi sotto il suo nome, nelle antenne
della sezione triestina che continuano a solcare il cielo giuliano, custodi di
una libertà conquistata riga dopo riga, rinfresco dopo rinfresco, nei mesi più
caldi della Guerra Fredda.
Il ritorno nell'ARI: lo scioglimento dell'ARAT ed I1DVO
Con il Memorandum di Londra del 1954 e il formale ritorno di Trieste
all'Italia nell’ottobre del 1954, i presupposti giuridici che avevano obbligato
la nascita dell'ARAT decaddero istantaneamente. L'anomalia del TLT era
finita. Negli anni immediatamente successivi, l'ARAT completò la sua
missione storica: l'organismo autonomo venne formalmente sciolto e tutti i
suoi membri confluirono naturalmente e spontaneamente nella ricostituita e
ufficiale Sezione ARI di Trieste. Si chiudeva così un'era di scissioni coatte e
diplomazia d'emergenza, riconsegnando i pionieri di Trieste alla loro grande
famiglia nazionale. Quella stessa sezione, che ha custodito i segreti del
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