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Quella notte, Francesco de Gironcoli (I1BNU), il presidente Walter Horn
(I1MK) e gli altri storici pionieri dell'ARAT Trieste rimasero svegli, con le dita
incollate alle manopole dei loro ricevitori BC-348 e SX-28. Lo shack di via
Fabio Venezian 5 era immerso nella penombra, rischiarato solo dalla fioca
luce arancione delle valvole 807 dei trasmettitori autocostruiti. Sulle bande
radio locali, gli OM si scambiavano brevi, concitati messaggi in codice Morse.
C'era una tensione palpabile: nessuno sapeva con certezza se l'arrivo dei
prefetti e dei funzionari ministeriali da Roma avrebbe comportato un
temporaneo blocco burocratico delle trasmissioni civili per motivi di ordine
pubblico e sicurezza nazionale. Il timore che l'etere venisse nuovamente
"oscurato" spingeva i radianti a vigilare fino all'ultimo secondo. Prima di
abbandonare definitivamente la città, in un ultimo slancio di quella
solidarietà tecnica nata all'ombra dei comandi militari, diversi soldati alleati
regalarono o vendettero per poche lire i loro apparati radio personali ai
colleghi civili triestini, arricchendo per sempre il parco macchine della
sezione.
L'alba sotto la pioggia ed il battesimo sui registri nazionali
La mattina del 26 ottobre 1954, sotto una pioggia battente che non riuscì a
frenare l'entusiasmo della popolazione, i soldati italiani della Divisione
"Mantova" fecero il loro ingresso ufficiale a Trieste, accolti dalle ali di folla in
festa che gremivano Piazza Unità. Nello stesso identico istante, all'interno
dei laboratori casalinghi dei radioamatori triestini, si compiva la transizione
invisibile ma definitiva. Le vecchie licenze provvisorie stampate sotto l'egida
del GMA decaddero ufficialmente, entrando a far parte della memoria
documentale della sezione. I radianti triestini accesero i loro trasmettitori e,
premendo il tasto telegrafico, lanciarono i loro segnali nel mondo non più
come abitanti di un territorio isolato, conteso e d'avamposto, ma integrati
sotto l'unico registro e la sovranità della Repubblica Italiana. Il prefisso
speciale del TLT svanì per sempre dai log di stazione. Da quella storica
mattina di ottobre, le cartoline QSL stampate a Trieste che viaggiavano verso
i radioamatori di tutto il pianeta non dovettero più mostrare la dicitura della
Zona A o i francobolli sovrastampati dall'amministrazione militare.
Portavano impresso, con orgoglio e stabilità definitiva, il prefisso nazionale
italiano e una sola parola che chiudeva un'era di silenzi e battaglie: Trieste,
Italia.
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