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che faceva raggelare il sangue. Un solo colpo di riflettore
            dalle torrette costiere e la missione si sarebbe chiusa sul

            fondo del mare.

            La  chiglia  di  gomma  strisciò  sulla  ghiaia  di  una  caletta
            isolata. Molina saltò nell'acqua gelida fino alle ginocchia,

            aiutando  Barzellato  a  scaricare  il  materiale.  Senza
            scambiare  una  parola,  i  marinai  invertirono  la  rotta,
            scomparendo  immediatamente  nel  buio  verso  il

            sommergibile in attesa.

            Sulla  spiaggia  deserta,  tra  il  profumo  aspro  dei  pini
            marittimi  e  la  salsedine,  i  due  agenti  si  ritrovarono  soli

            nella tana del lupo. L’Istria e Trieste, inserite dai nazisti
            nella  Zona  d’operazioni  del  Litorale  adriatico,  erano
            territori blindati, vigilati da pattuglie spietate.


            «Nascondiamo le casse nella boscaglia», sussurrò Molina.
            «Ci  muoveremo  verso  Trieste  separatamente.  Troppi
            blocchi sulla costiera. Se prendono uno di noi, l'altro deve
            comunque attivare la radio».


            Barzellato  annuivi,  asciugandosi  il  sudore  freddo  dalla
            fronte nonostante la temperatura vicina allo zero. Sapeva
            che muoversi con documenti falsi attraverso le linee della

            Wehrmacht  sarebbe  stato  un  viaggio  all'inferno.  Ma
            Brindisi aspettava il loro segnale.


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