Page 9 - Microsoft Word - IL CODICE MORSE DELLA VEDOVA_BUONO_.docx
P. 9

il  battello  scivolava  nel  silenzio,  spinto  solo  dalla
            propulsione  elettrica  per  eludere  gli  idrofoni  tedeschi

            dislocati a difesa di Pola.

            Dalla  torretta,  il  comandante  perlustrò  la  costa  con  il
            binocolo.  Dietro  di  lui,  protetti  dalla  sagoma  della

            struttura,  il  capitano  Valentino  Molina  e  il  marconista
            Enzo  Barzellato  aspettavano  il  segnale.  Gli  abiti  civili,
            ruvidi e pesanti, erano quelli acquistati nei mercati del Sud

            liberato, ma sotto le giacche batteva il cuore di due ufficiali
            del Servizio Informazioni Militari.

            «La  spiaggia  è  libera.  Cinque  minuti»,  ordinò  il

            comandante a bassa voce.

            Due marinai calarono in mare un battellino di gomma. Sul
            fondo  vennero  sistemate  due  pesanti  casse  di  legno

            rinforzate.  Contenevano  la  stazione  Type  3  Mk.  II,  le
            valvole  di  ricambio,  i  cristalli  di  quarzo  e  i  blocchi  di
            cifratura. Il loro passaporto per Trieste; la loro condanna a
            morte in caso di cattura.


            Molina salì per primo, stabilizzando lo scafo pneumatico.
            Barzellato lo  seguì,  stringendo  la  borsa  di  cuoio  con  gli
            accumulatori  al  piombo.  I  marinai  ai  remi  iniziarono  a

            spingere l’imbarcazione verso terra. Ogni colpo nell'acqua
            generava  una  fosforescenza  minima,  un  brivido  di  luce


                                          9
   4   5   6   7   8   9   10   11   12   13   14