Page 34 - Microsoft Word - IL CODICE MORSE DELLA VEDOVA_BUONO_.docx
P. 34
Nel dopoguerra, mentre la giustizia ordinaria si perdeva
nei meandri delle amnistie politiche, Trieste scelse di non
dimenticare l'onda spezzata di via Ireneo della Croce.
Oggi, chi visita il Civico Museo della Risiera di San Sabba
può scorgere, incisi su una lapide di marmo scuro, i nomi
di Valentino Molina, Francesco Sante De Forti, Guido
Gino Pelagalli e Clementina Tosi, uniti per sempre nel
ricordo del loro sacrificio.
Ma il simbolo più intimo e potente di questa storia si trova
camminando a testa bassa lungo il marciapiede di via
Ireneo della Croce, proprio davanti al portone del civico
numero 5. Lì, incastonata tra i vecchi cubetti di pietra,
brilla una pietra d'inciampo (Stolperstein) in ottone. Reca
inciso il nome di Clementina Tosi Pagani.
Se ci si ferma un istante in quel punto, nel silenzio della
via, sembra quasi di poter sentire ancora il rumore di una
fabbrica di birra lontana, il canto improvviso di sessanta
canarini sul balcone e, sopra ogni cosa, il battito ostinato e
invisibile di un tasto telegrafico che scelse la libertà al
prezzo della vita.
34

