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Nel frattempo, Molina dava fuoco agli ultimi blocchi di
carta-lampo One-Time Pad. Una vampata azzurrina
illuminò la stanza per un istante, incenerendo i codici
segreti prima che la porta d'ingresso cedesse sotto i colpi
di una mazza d'acciaio. L'irruzione fu un turbine di
polvere, urla in tedesco e volti distorti dalla furia. I soldati
fecero irruzione con i mitra spianati. Molina venne
scaraventato a terra, disarmato e colpito ripetutamente
con il calcio di un fucile. Barzellato, bloccato vicino alla
finestra, subì la stessa sorte.
Clementina Tosi rimase immobile al centro del corridoio.
Non urlò. Strinse lo scialle nero sui polmoni malati mentre
i soldati devastavano la sua casa, rovesciando i mobili alla
ricerca di documenti. Il trambusto fece impazzire i suoi
sessanta canarini: le gabbie vennero scosse, i piccoli
uccellini presero a battere le ali contro le sbarre,
riempiendo la stanza di un piumaggio impazzito e di un
coro di strilli terrorizzati che si mescolava alle
imprecazioni degli ufficiali. Nel giro di un'ora, i tedeschi
trovarono la radio nel cortile sottostante, deformata ma
chiaramente riconoscibile.
La trappola si chiuse definitivamente quando, nelle stesse
ore, la polizia collaborazionista intercettò e arrestò il
Tenente Colonnello Francesco Sante De Forti, Guido Gino
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