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mantenere la stazione radio, la rete dovette allargarsi. Fu
            in quelle maglie che si insinuò l'ombra del tradimento.

            Le  spie  del  Gruppo  Baldo  iniziarono  a  stringere  i  fili
            attorno  ai  movimenti  del  gruppo.  Forse  notarono  le
            frequenti visite della staffetta Lidia Famà-Ullio al civico
            numero 5, o forse notarono che Guido  Gino Pelagalli si
            procurava con troppa insistenza accumulatori al piombo e
            materiale  elettrico  che  sul  mercato  nero  costavano  una
            fortuna.  Bastò  un'informazione  frammentaria,  un
            sussurro scambiato nell'ufficio sbagliato, per indirizzare i
            sospetti  dei  collaborazionisti  sul  terzo  piano  di  quel
            palazzo.

            Nella  seconda  settimana  di  aprile  del  1944,  l'atmosfera
            attorno  alla  casa  di  Clementina  Tosi  cambiò  in  modo
            impercettibile  ma  sinistro.  In  strada,  tra  i  camion  della
            Dreher  e  il  viavai  quotidiano  dei  triestini,  iniziarono  a
            comparire sguardi nuovi. Uomini in abiti borghesi, con il
            cappello calato sugli occhi, si fermavano a fumare per ore
            davanti ai portoni vicini.

            Una     sera,   durante     una     riunione    d'emergenza

            nell'appartamento,  il  Tenente  Colonnello  De  Forti
            manifestò la sua inquietudine. «Al porto i controlli si sono
            fatti  asfissianti»,  disse  posando  sul  tavolo  l'ultimo
            appunto  sui  convogli  navali.  «C'è  una  fuga  di  notizie.
            Qualcuno ci sta guardando troppo da vicino».

            Molina  ordinò  la  massima  prudenza.  Barzellato  ridusse
            ulteriormente  le  trasmissioni,  limitando  i  segnali  Morse
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