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CAPITOLO 4: I cacciatori di onde
            C

                     on la primavera inoltrata e l’arrivo dell’estate del
                     1944, l’aria a Trieste divenne irrespirabile, densa
                     di un’elettricità invisibile. La Funkaufklärung – il
            servizio d’ascolto e radiogoniometria della Wehrmacht –

            aveva  intercettato  il  segnale  della  Missione  Molina.  I
            comandi nazisti in piazza Oberdan sapevano che nel cuore

            della  città  operava  una  Schwarzsender,  una  trasmittente
            clandestina che continuava a spogliare di ogni segreto i
            movimenti della Marina tedesca nell’Adriatico. La caccia
            era aperta.


            Nelle  cuffie  di  Enzo  Barzellato,  i  segnali  da  Brindisi
            iniziarono a subire interferenze violente, sibili intenzionali
            generati  dalle  stazioni  di  disturbo  nemiche.  Ma  il  vero

            pericolo si muoveva su quattro ruote lungo i marciapiedi.

            Erano i furgoni goniometrici. All’apparenza sembravano
            normali automezzi commerciali grigi, simili a quelli usati

            per  le  consegne  o  per  la  manutenzione  delle  linee
            elettriche. Sotto quei teloni, invece, nascondevano grandi
            antenne ad anello rotanti, capaci di captare la direzione

            esatta  delle  onde  corte.  I  tecnici  tedeschi  sedevano
            all’interno  al  buio,  girando  le  manopole  di  sintonia  per
            triangolare la posizione della spia.



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