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scaricare  le  onde  spurie  direttamente  nel  sottosuolo,
            impedendo  loro  di  propagarsi  orizzontalmente  verso  la

            strada.

            Poi,  Clementina  portò  delle  pesanti  coperte  di  lana.  Le
            immersero in un secchio d’acqua salata per aumentarne la

            conducibilità elettrica e le appesero davanti ai vetri della
            finestra.  Quella  barriera  umida  e  salmastra  aveva  il
            compito  di  assorbire  le  frequenze  spurie  prima  che

            potessero  uscire  dal  palazzo.  Sotto  il  tasto  Morse,
            Barzellato sistemò strati di feltro per azzerare il ticchettio
            meccanico:  ogni  millimetro  di  suono  disperso  poteva

            tradirli.

            Quando Barzellato accese la radio, l'atmosfera nella stanza
            era  soffocante.  L'umidità  delle  coperte  bagnate  rendeva
            l'aria densa. Il marconista applicò la tattica del "mordi e

            fuggi":  ridusse  la  trasmissione  a  soli  quattro  minuti,
            spezzò il rapporto del colonnello De Forti in piccoli blocchi

            e  modificò  la  frequenza  d'onda  all'ultimo  secondo,
            costringendo  i  tecnici  tedeschi  in  strada  a  resettare
            continuamente  i  ricevitori.  Dalla  veranda,  Clementina
            vigilava  nel  buio.  Sotto  il  panno  scuro,  i  suoi  sessanta

            canarini dormivano in un silenzio innaturale. Fuori, nella
            notte  triestina,  un  furgone  grigio  svoltò  lentamente




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