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di dati non nasceva dal nulla. Attorno al civico 5 operava
            una  ragnatela  invisibile  di  informatori.  La  fonte  più

            preziosa  era  il  Tenente  Colonnello  Francesco  Sante  De
            Forti. Ufficiale dell'esercito italiano, De Forti si muoveva
            come  un'ombra  tra  le  banchine  del  porto.  Sfruttando

            vecchie  credenziali,  mappava  ogni  motozattera  tedesca
            che  prendeva  il  largo  o  attraccava  per  il  rifornimento.
            Compilava elenchi su strisce di carta minuscole, con una

            grafia microscopica.

            Il trasporto di quei foglietti scottanti fino  al terzo piano
            della  vedova  Pagani  era  affidato  alle  staffette.  La  più

            audace era Lidia Famà-Ullio, la "signora Fanù" del Corpo
            Volontari della Libertà. Lidia sfidava i posti di blocco della
            Wehrmacht  nascondendo  i  rapporti  di  De  Forti  nelle

            fodere  delle  borse  o  nell'orlo  delle  sottane.  Quando
            entrava in via Ireneo della Croce, fingeva di essere una
            cliente  comune,  venuta  a  comprare  un  canarino  o  a
            scambiare     pettegolezzi.    Mentre    Lidia    e   Molina

            esaminavano le mappe sul tavolo della cucina, Clementina
            Tosi  restava  immobile  dietro  i  vetri  della  veranda.

            Sorvegliava  la  strada.  Se  un  furgone  rallentava  sul
            marciapiede  opposto,  vicino  alla  fabbrica  Dreher,  le
            bastava  spostare  una  gabbia  o  tossire  per  imporre  il
            silenzio radio. Sotto il panno scuro, i suoi sessanta canarini



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