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«Ieri sera un furgone grigio ha rallentato all'angolo con via
Fabio Severo», accennò Clementina una mattina, posando
una tazza di surrogato sul tavolo. Le sue mani tremavano
leggermente. «È rimasto lì a motori spenti, poi è ripartito
verso la fabbrica Dreher».
Molina e Barzellato si scambiarono uno sguardo teso. Il
cerchio si stava stringendo attorno a Barriera Nuova. La
conformazione urbana di via Ireneo della Croce, incassata
tra palazzi alti e adiacente alle strutture metalliche della
birreria Dreher, al momento offriva loro un vantaggio: il
ferro creava echi e rimbalzi elettromagnetici che facevano
impazzire i goniometri tedeschi, impedendo una
localizzazione esatta. Ma non sarebbe bastato a lungo.
Bisognava isolare la postazione.
Quella notte stessa, la stanza al terzo piano venne
trasformata. Barzellato e Molina misero in atto le disperate
tecniche di schermatura d’emergenza apprese nelle scuole
del SIM.
Srotolarono fogli di carta stagnola e reti metalliche da
zanzariera, inchiodandole sul retro del tavolino e lungo le
pareti più esposte, creando una gabbia di Faraday
artigianale. Con un filo di rame flessibile, Barzellato
collegò l'armatura metallica ai tubi di piombo dell'acqua
corrente della cucina. Era una messa a terra destinata a
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