Page 18 - Microsoft Word - IL CODICE MORSE DELLA VEDOVA_BUONO_.docx
P. 18

Ogni  volta  che  Enzo  Barzellato  sollevava  il  ripiano  del
            tavolino di legno, la camera da letto diventava il terminale

            di una linea invisibile. Il marconista accendeva la Type 3
            Mk.  II,  fissando  lo  specchio  delle  valvole  finché  il
            filamento non diventava incandescente.


             Con  il  polso  teso,  sintonizzava  la  frequenza  d'onda
            concordata con il Sud. Le trasmissioni non erano parole,
            ma  impulsi.  Prima  di  sfiorare  il  tasto,  Barzellato  e  il

            capitano  Molina  trascorrevano  ore  a  cifrare  le
            informazioni  con  i  foglietti  di  carta-lampo  del  sistema
            One-Time  Pad.  Ogni  capoverso  di  testo  in  chiaro  veniva

            aggredito dall'aritmetica modulare e ridotto a colonne di
            cinque cifre casuali.

            «Quattro  minuti,  Enzo.  Massimo  cinque»,  sussurrava
            Molina, tormentando una sigaretta spenta tra le labbra.


            Barzellato annuiva e premeva il metallo. Dit-dah-dit. Dit-
            dit-dit. I polpastrelli volavano. In quei pochi minuti On-
            Air,  la  radio  lanciava  nell'etere  informazioni  vitali:  i

            numeri di matricola dei treni tedeschi diretti verso la linea
            del  fronte,  le  coordinate  dei  depositi  di  munizioni  del

            Carso  e  i  movimenti  della  flotta  nazista.  Dalla  finestra,
            l'antenna  filare  di  rame,  confusa  tra  i  panni  stesi  da
            Clementina,  irradiava  i  segnali  verso  sud,  oltre  le  linee
            nemiche, fino alle antenne alleate in Puglia. Quella messe

                                          18
   13   14   15   16   17   18   19   20   21   22   23